Karate – Mano vuota

Ricostruire la storia del Karate è un’impresa ardua, perché le origini delle arti marziali che hanno dato vita al Karate, così come noi lo conosciamo, si perdono nella notte dei tempi ed innumerevoli sono state le vicende politiche e culturali che nei secoli hanno portato all’apprendimento delle tecniche di combattimento cinesi dalle quali il Karate deriva.

L’evoluzione del Karate è strettamente legata alle vicende storiche e culturali dell’isola di Okinawa, la più grande delle isole  Ryukyu situate tra il Giappone e la Cina nell’Oceano Pacifico. Oggi l’isola di Okinawa è parte integrante del Giappone.


 

La leggenda fa risalire la nascita del Karate alla proibizione dell’uso delle armi al popolo da parte del potere di allora ed all’esigenza di contrastare l’oppressione straniera (Probabilmente ciò non corrisponde al vero, dal momento che il divieto fu imposto dal Re di Ryukyu per colpire l’agguerrita classe nobiliare) si può invece verosimilmente pensare che questi avvenimenti abbiano favorito l’evoluzione dell’arte del combattimento a mano vuota proprio nelle classi più elevate, che potevano avere contatti con i delegati inviati dall’Impero Cinese in visita al castello di Shuri per l’imposizione delle tasse ed a loro volta a recarsi in Cina per versare i tributi. Questo facilitò l’apprendimento delle tecniche di combattimento cinesi.

Non è certo che ad Okinawa esistesse una forma di lotta locale prima dei contatti con la Cina, è anzi probabile che questo tipo di lotta si sia sviluppata dopo l’instaurazione di stabili rapporti con l’Impero. Gli abitanti di Okinawa assimilarono le tecniche del Kempo (radicato da secoli nella tradizione cinese) in maniera frammentaria, adattandole alle proprie caratteristiche fisiche e culturali fino a trasformarle in un'arte da combattimento diversa.

 

 

Molti maestri hanno segnato la storia del Karate, ma quattro di loro hanno determinato svolte di fondamentale importanza e precisamente i Maestri Sakugawa, Sokon Matsumura, Anko Itosu e Gichin Funakoshi, quest’ultimo fondatore dello stile Shotokan praticato anche nella nostra palestra.

Il Maestro Funakoshi (1868-1957) è stato anche allievo diretto di Anko Itosu e negli anni venti diffuse il Karate in Giappone riuscendo ad inserirlo nel Budo, cioè nel complesso delle arti da combattimento tradizionali. Impresa realizzata non senza difficoltà, dato che in Giappone  lo scetticismo nei confronti di un’arte straniera e priva di tradizioni era profondo.

 

 

Grazie però alla sua tenacia ed alla sua abilità nell’insegnamento,  il valore del Karate verrà alla fine  riconosciuto, tanto che quest’arte marziale diventerà, come il Judo, il Kendo, il Sumo e l’Aikido una delle materie insegnate nelle università giapponesi.

Se oggi milioni di persone nel mondo ricevono dal Karate benefici fisici e morali, lo devono alla piccola Okinawa, “Isola del Karate”.

 

 

Shotokan – Casa del fruscio della pineta

Gichin Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie, ed era un abile calligrafo, lo pseudonimo da lui scelto come calligrafo fu “SHOTO” (fruscio della pineta). Questa scelta si deve al suo paese natale che era dominato dal castello di Shuri, questi si ergeva su di un colle che era prolungato da altre colline e da monti coperti da foreste di pini.

Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan (monti della coda di tigre). Funakoshi aveva l’abitudine, negli anni della sua  gioventù, di passeggiare spesso per queste pinete anche la notte, al chiarore della luna, ed a volte si fermava ad ascoltare affascinato il fruscio del vento che  accarezzava le chiome dei secolari pini che lo circondavano.

 

Questo ricordo lo accompagnò per tutta la vita e, firmando con lo pseudonimo “Shoto” le sue poesie, egli si sentiva tornare ai sentimenti della sua giovinezza, scegliendo “Shoto” come nome del suo Dojo di Karate intendeva legare l’immagine della serenità e della forza delle foreste della sua gioventù alla via che intraprende il praticante di Karate.

Nel 1938 egli appone davanti al suo Dojo l’insegna “SHOTOKAN” (kan significa “CASA” quindi per estensione di significato anche “DOJO”). Il nome Shotokan è diventato poi il nome dello stile da lui insegnato.